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Gianfranco Pascucci è uno chef in controtendenza: non "smanetta" in Internet per vedere se si parla di lui, non insegue la fama né l'apparire a tutti i costi, non ha moti di gelosia verso i colleghi, non ha come obiettivo il mero guadagno, non se la tira e ancora sembra divertirsi facendo il suo lavoro, insomma una sorta di mosca bianca. La sua cucina, invece, per fortuna, fa parlare gli appassionati, tanti, che siedono ai tavoli del suo ristorante, raffinato e con uno spazio all'aperto di rara piacevolezza. Qui il pesce è di qualità straordinaria, non c'è nulla di allevamento e nessuna tipologia fuori stagione. E l’attenzione dello chef per l’olio extravergine di oliva è a livelli altissimi, come si sente in uno dei suoi piatti che – se è in carta – non va mancato: il carpaccio di chianina, muggine e ventresca di tonno con chips di parmigiano, che oltre a essere buonissimo ricorda nella presentazione un quadro futurista. Insomma, Gianfranco ha fatto del suo locale un luogo di livello internazionale, per la cucina, per la cura degli ingredienti, per l’attenzione al servizio e per la carta dei vini. La carta degli oli non c’è. Ma non serve: Pascucci è lui stesso la bussola perfetta per gli extravergine che utilizza nelle sue creazioni, sfatando molti falsi miti come quello dell’olio leggero per il pesce, utilizzando una grande Itrana a tutto tondo.